FABBRICHE DIMENTICATE

in ARCHIVIO di admin on settembre 2nd, 2011

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Intervista a Stefano Sandonnini

Guardando le sue foto ci si trova davanti a due anime che appaiono convivere in grande armonia: quella del fotografo e quella del viaggiatore. Vi è la grande curiosità del viaggiatore che scruta ogni angolo, ogni dettaglio di realtà nascoste e magari contraddittorie e difficili ed – allo stesso tempo – l’istinto del fotografo pronto a fermare ogni attimo irripetibile, l’inquadratura mai banale dei soggetti, letti sotto una nuova luce. Vedere, ricordare, narrare, interpretare. Come descriverebbe la sua ricerca?
La mia ricerca è una cosa istintiva, quando decido di intrufolarmi in questi ambienti abbandonati e scorgo tutto quello che mi appare davanti cresce dentro di me una fantastica emozione ed euforia che cerco di trasformare in opere di suggestivo impatto cromatico trasformando così pezzi ormai inutili di una lontana epoca siderurgica in quadri pittorici astratti che il tempo ha creato logorando strutture e colori. Io scruto e compongo immagini già esistenti, la sensibilità e l’istintività del mio occhio fotografico fanno ciò che farebbe un pittore con la sua tela ed il suo pennello.

Luoghi della fatica, fabbriche dimenticate, spazi cosiddetti della memoria: la materia con cui sono costituiti gli oggetti e la “spiritualità” che continua a trasudare anche dai luoghi non più frequentati e forse anche dimenticati, una memoria legata indissolubilmente alle tracce di quegli uomini che di là sono passati e che lì hanno vissuto. Come si può tradurre tale affascinante complessità in un’immagine?
Si fa sentendo le emozioni che trasmette il luogo in quell’istante, nel silenzio che ti circonda si trovano ispirazioni inaspettate che sfociano in questi fotogrammi.

Non vi é poi forse diversità fra “ritratto” e “natura morta”? O meglio anche una frantumata pulsantiera in disuso od un insieme colorato di cavi e spezzoni di tubi di una fabbrica dimessa sono da considerarsi ritratti più che esempi di una natura inanimata?

Certo, ritratti veri dove le rughe del viso vengono sostituite dalla ruggine e dalle crepe dei materiali, donando vita a pezzi riconosciuti fino ad allora solo come materiali da lavoro e non certo come opere d’arte.

Acciaio: luce e parti in ombra, geometrie dai contorni netti ed parti sfrangiate ed imprecise, graffi, ruggine ed incisioni, sfumature di colore disegnate dal passare del tempo e dell’operare dell’uomo. La complessità nel fotografare questo materiale come può essere descritta?

Per me non è per nulla difficile fotografare questo tipo di cose: loro sono lì in attesa solo di essere immortalate, poi certo sta nella sensibilità personale dell’artista di vedere oltre alla banalità.

Di Marina Cescon

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MAGICHE ALCHIMIE

in ARCHIVIO di admin on agosto 11th, 2011

CHIAROFONTE
Un esemplare unico, dal volume arrotondato e simmetrico realizzato in vetro soffiato su base lattimo sui toni del grigio e lavorato rigorosamente a mano.
Un’opera, parte integrante dell’archivio storico Venini frutto di una costante e tenace ricerca progettuale. Numerosi infatti gli incontri con artigiani ed ingegneri specialisti dei metalli tesi ad approfondire scientificamente semplici intuizioni. Il risultato finale è una sorprendente alchimia: sottili e irregolari aureole in acciaio, calcolate nella forma geometrica e realizzate con tecnologie ingegneristicamente avanzate, sono inglobate con definita casualità tra gli strati del vetro durante il processo di lavorazione.
L’idea di impiegare proprio l’acciaio nasce dalla volontà di ricercare un materiale in grado di mantenere la forma datagli a “freddo” anche durante la fase di lavorazione del vetro grazie a proprietà di dilatazione termica non così diverse da quest’ultimo.
Una creazione che supera i canoni tradizionali e che testimonia la straordinaria capacità dell’acciaio di adeguarsi ad imprevedibili accostamenti generando sinergie senza pari.
Due anime di natura diversa ben innestate tra loro, dove, a tonalità delicate e morbide linee si contrappongono segni decisi producendo singolari decori e conferendo alla composizione un particolare fascino cromatico.
Un universo di colori e forme irripetibili che decreta ancora una volta il successo di Venini, un microcosmo per chi ama l’eleganza discreta e raffinata nei particolari dove la creatività ha preso oramai il sopravvento e la tecnologia ne segue semplicemente il passo.

Di Erica Gaggiato

Designer: Diego Chilò, Sarcedo (VI)
Ditta produttrice: Venini, Murano (VE)
Foto: Giustino Chemello

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M32 WELLNESS CLUB

in ARCHIVIO di admin on luglio 21st, 2011

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Nasce a Castelchiodato, in provincia di Roma, l’esclusivo Wellness Club, voluto da Marco Marchionni.
Calciatore professionista, assieme alla moglie Claudia Angeloni, architetto d’interni, ha dato vita, proprio nella terra in cui entrambi sono cresciuti, ad un centro, unico nella zona, che vuole diventare il punto di riferimento per la salute ed il benessere della persona.
Il centro, raggiungibile attraverso un’importante rampa di scale rivestita in travertino romano, si sviluppa su due piani all’interno di un’area residenziale signorile e decisamente tranquilla e di quieto raccoglimento.
L’attività all’interno del Club, viene svelata da grandi vetrate realizzate attraverso profili in acciaio con elevata massa, quale il taglio termico Palladio® che assicura il minimo ingombro visivo dei telai, la necessità primaria di avere vetrate di sicurezza e un altissimo livello d’isolamento acustico certificando così un eccellente comfort, sia all’interno che all’esterno del centro stesso.
La palestra, infatti, è composta da più locali con differenti utilizzi e differenti livelli di pressione sonora generati all’interno. Il progetto di isolamento acustico ha tenuto conto di queste caratteristiche ed è stato realizzato differenziando i livelli di isolamento a seconda della struttura da isolare (solai, pareti, finestre e porte) tramite l’utilizzo di materiali diversi in funzione di ogni attività traendo ispirazione da soluzione tecnologiche solitamente utilizzate negli studi di registrazione musicale.
Una porta automatica in acciaio zincato apre l’accesso alla reception che accoglie l’ospite attraverso un lungo desk, rivestito in travertino stuccato a resina opaca, dedicato in parte alla hall d’ingresso ed in parte alla zona caffè: l’angolo lounge M32 offre un gradito servizio ai clienti del Club che desiderino uno snack o una bevanda.
Superato il controllo ingressi alla reception, due percorsi distinti evitano l’intrusione visiva e conducono agli spogliatoi dai quali, oltrepassata una porta, idoneamente isolata acusticamente, si accede alla sala attrezzi su cui si affaccia la postazione riservata ai trainer per il briefing pre o post allenamento.
Inglobato nel volume del parallelepipedo in legno, l’office istruttori è adiacente alla sala kinesis, incastonata nella stessa superficie, aperta verso l’esterno da un’ampia superficie vetrata, lunga sei metri circa, che inquadra una lunga e bassa panca che ben si offre come elegante tisaneria.
Un’ultima sala, dedicata ai corsi si affaccia direttamente sull’area della hall attraverso una serie di teche di vetro che si alternano con altrettanti setti in muratura di egual misura.
L’esterno della sala attrezzi si affaccia su un’ampia terrazza all’aperto che idoneamente arredata con piante sempre verdi , offre al socio la possibilità di intrattenersi durante l’allenamento.
L’ambiente è improntato all’insegna della sobrietà ed eleganza, i materiali ed i colori, limitati in tipologia e numero, sottolineano il linguaggio architettonico lineare e minimale che caratterizza interamente l’esclusivo e rilassante club in cui travertino, legno naturale e laminato combinati con l’accurata progettazione illuminotecnica infondono grande calore e accoglienza.

Di Alice Acoleo

Progetto architettonico: arch. Luigi Bulgarelli – LabStudio – Ferrara
Progetto isolamento acustico: arch. Fabio Di Lauro e arch. Andrea Licciardello – Ifos- www.ifos.com – Roma
Progetto idro-termo-meccanico: Per.Ind. Piergiorgio Ceccarelli – Roma
Progetto elettrico e speciali: Per.Ind. Stefano Crocoli – Bagnoregio (Viterbo)
Direzione Lavori e Sicurezza: Geom. Giacomo Prosperi – Geom. Francesco Cannella – Fontenuova (Roma)
Direzione Tecnica Cantiere: Geom. Pierfederico Passeggio- Castelnuovo di Porto (Roma)
Art Director (Proprietà): Arch. Claudia Angeloni – Castelchiodato-Mentana (Roma)
committenza : Immobil 32 Srl
periodo di realizzazione : maggio 2008 – gennaio 2010
Cantiere: maggio 2010-marzo 2011
Serramenti: Sicher Srl (Roma)
Profili per serramenti: Palladio Spa
Località: Castelchiodato (RM)
Foto: Giulio Riotta

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ONDE D’ACCIAIO TRA ORIENTE ED OCCIDENTE

in ARCHIVIO di admin on giugno 16th, 2011

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A parlare è Ron Arad, e sono gli anni 70.
Holon non si distingueva dalle altre aree urbane spuntate dalla sabbia nei sobborghi di Tel Aviv: cementificazione selvaggia, ma dune originali con flora e fauna caratteristiche.
Oggi Holon, 200.000 abitanti, è considerata la “Citta dei Bambini”, (presenti addirittura nel Consiglio Comunale), nonché la seconda area più industrializzata di Israele dopo Haifa.
A questo incontro con il mondo intero serve un’icona, un francobollo. E ben di più.
Una palestra atta a stimolare la creatività e l’esplorazione di nuovi principi di progettazione, la reinterpretazione di vecchie idee, ma anche uno stimolo alle industrie del Paese a capire che il Design è parte fondamentale del processo di ricerca e sviluppo, e non semplicemente una questione estetica del prodotto.
Il suo simbolo di rinascita e rilancio viene affidato a Ron Arad, diventato l’ambasciatore della creatività israeliana nel mondo.

“Ho preso un cartoncino rigido color rame e dopo averlo lavorato con le mani per cinque minuti avevo il modellino del museo che volevo. Ho detto ai colleghi «Finiamolo, fotografiamolo e mandiamoli a quel paese».”
È sempre Ron Arad, è l’inverno del 2004, che davanti a venti architetti del suo studio londinese, presenta la loro nuova sfida.
Dopo cinque anni ecco il nuovo Design Museum Holon.
Un oggetto di Design su scala urbanistica.
Inserendosi in un centro culturale che include già il Museo Nazionale del Fumetto, un teatro, una cineteca ed una biblioteca pubblica, la caratteristica principale del museo sono le linee sinuose e avvolgenti che accompagnano il visitatore attraverso l’edificio, conferendone un aspetto scultoreo che esprime tutta la forza del design contemporaneo, senza perdere i tratti caratteristici della personalità artistica israeliana.
L’effetto è stato ottenuto realizzando cinque bande curve in acciao Cor-ten, di diverse gradazioni di rosso in base al tipo di ossidazione scelta, che piegandosi armoniosamente scandiscono spazi e luci, in una totale continuità tra interno ed esterno, con l’effetto di un abbraccio avvolgente e caldo.
La ricerca dei materiali da utilizzare in condizioni climatiche e di luce così estreme è stata commissionata al Politecnico di Milano, che ha optato per l’acciaio Cor-ten, la cui caratteristica è quella di impedirne la corrosione attraverso la formazione superficiale di una patina compatta e passivante.
La realizzazione dell’edificio è totalmente italiana, a riconfermare il sodalizio ormai ventennale di Arad con i brand italiani del design.
Sviluppato su una distesa di 3700 mq, la metà dell’estensione è stata coperta dalla struttura di queste onde, atta ad armonizzare spazi aperti e semiaperti.
Arad parla di gerarchia di spazi esterni grazie ai quali si cammina in un cortile semicoperto sotto l’edificio, scegliendone di volta in volta il percorso, a seconda delle diverse condizioni metereologiche. Oltresì, prioritario è stato lo studio dei percorsi interni, mai problematici, e lo scambio tra paesaggio, spazi architettonici, opere e pubblico.
Lo spazio, articolato in un layout orizzontale, si snoda in due gallerie principali, un cortile interno di 360 mq adatto anche ad eventi open air, ed una serie di spazi espositivi e corsi di istruzione itineranti.
Le due gallerie si differenziano sia nell’aspetto che nell’intento.
L’ingresso al museo è nella parte interna della struttura, e consente di salire alla galleria superiore, o scendere in quella inferiore.
Quella superiore, l’Upper Gallery, più grande e a cielo aperto, gode di un’illuminazione ottimale. Quella inferiore, la Lower Gallery, raggiungibile attraverso la scala curvilinea, è più piccola e nonostante la notevole altezza offre una fruizione più intimistica degli spazi, e quindi delle esposizioni e delle attività che vi si svolgono.
Il Design Museum di Holon, in linea con la tendenza che vede i musei progettati da architetti di fama internazionale – Guggenheim di Bilbao e Maxxi a Roma solo per citarne due esempi – svuota il “contenitore” dalle proprie esposizioni e diviene esso stesso opera.

Di Chiara Centineo ( “Acciaio Arte Architettura” n.45)
Progetto: Design Museum Holon
Località: Holon, Israele
Studio di Architettura: Ron Arad Associates
Realizzatori struttura metallica: Marzorati Ronchetti, Cantù (CO)
Foto: Courtesy Marzorati Ronchetti

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CASA UNIFAMILIARE AD UDINE

in ARCHIVIO di admin on giugno 10th, 2011

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La committenza, in questo particolare caso, ha richiesto espressamente di porre in opera serramenti con telai in acciaio, realizzati con impiego di tubolari saldati in continuo e non semplicemente aggraffati, il tutto abbinato a vetri di resistenza antieffrazione paragonabile a quella offerta dai telai in acciaio, oltre a garantire le prestazioni richieste di isolamento termico ed acustico.
La villa si articola sue due livelli: un insieme di volumi puri sottolineati dall’impiego di una rosa ristretta di materiali e colori e da tipologie di aperture lineari che privilegiano la schema di realizzo di serramenti con angolo vetrato. Tende oscuranti e tendaggi interni sono contenuti all’interno di una veletta, perfettamente invisibili sia dall’esterno che dall’interno quando non utilizzati.
La soluzione delle aperture per l’area del soggiorno ha visto la realizzazione di un sistema “alzante-scorrevole”(2,64 m di larghezza e 2,30 m di altezza) la cui particolarità di meccanismo d’apertura garantisce, una volta chiusa l’anta scorrevole, un lieve abbassamento del meccanismo sul lato inferiore del telaio d’acciaio del serramento. In questo modo le guarnizioni sul lato inferiore vanno a contrasto con la superficie di scorrimento che peraltro non costituisce soglia essendo di dimensioni contenute. Si tratta di un meccanismo a garanzia di perfetta tenuta del serramento nella posizione di chiusura. Un normale meccanismo scorrevole (e non “alzante-scorrevole”) presenta invece necessariamente un lasco nella parte inferiore, necessario per lo scorrimento dell’anta ma che si rivela problematico al fine di dover assicurare buone performance in termini di tenuta all’acqua ed all’aria.
Le scelte realizzative degli infissi hanno messo al primo posto la sicurezza antieffrazione, senza con questo aver dovuto rinunciare alla ricercatezza d’immagine del serramento: ampie superficie vetrate incorniciate da profili robusti ed al contempo di contenuto ingombro visivo.

Di Marina Cescon ( “Acciaio Arte Architettura” n.45 )

Progetto: Casa unifamiliare
Committente: Privato
Localizzazione: Udine, Italy
Progettista: Arch. Antonio Longo
Realizzatore opere in ferro: Steel system
Profili in acciaio per serramenti: Palladio Spa, Treviso, Italy
Periodo di realizzazione: 2009 – 2010
Documentazione fotografica: Marco Cerullo

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